UN OMAGGIO ALLA ROMANITA': 'Racconti Garbati'

'Racconti Garbati' di Alvaro Cardarelli...

L’Associazione Culturale Rione Garbatella, ha l’onore e la soddisfazione di presentare la raccolta dei “racconti garbati” scritti da Alvaro Cardarelli, autore che, attraverso le sue narrazioni e il suo impegno, ha certamente contribuito a dare lustro all’Associazione Culturale Rione Garbatella, fin dalla sua nascita.

Alvaro è protagonista di una delle sezioni o, per meglio dire, dei “link”, che riscontra maggiore successo all’interno del sito web dell’Associazione. L’esclusiva rubrica dedicata ai caratteristici ma, soprattutto originali, racconti tratti dalla vita di tutti i giorni tra la gente che ripercorre i luoghi della Garbatella, è quella con il più alto numero di visite o, per meglio dire “la più cliccata” quotidianamente.

La “grammatica” presente nei suoi racconti, connotata dall’uso, per certi versi anche accattivante, del dialetto capitolino, assume un valore ludico che riesce a conquistare i lettori, non solo quelli che conoscono il dialetto. Così, capiterà di leggere espressioni della vita quotidiana, di uso nei mercati, nelle botteghe degli artigiani, in tutti quei luoghi della vita sociale di un luogo vivo e frizzante come la Garbatella, che fanno assaporare la genuinità della realtà e della vitalità del quartiere, come quando il fruttivendolo ti invita a capà le perziche (ovvero a "scegliere le pesche").

Oggigiorno il dialetto è spesso investito, credo a torto, di una connotazione negativa, che ne mortifica l’aspetto tradizionale. Il più delle volte, infatti, per riferirsi al dialetto, si utilizzano, degli aggettivi che rimandano ad una connotazione quasi peggiorativa o “degradata”. Prendiamo l’esempio del dialetto della nostra città e, quindi, del nostro quartiere: difficilmente il dialetto viene qualificato come “romano” (come invece avviene per il napoletano, per il genovese, per il milanese, e per molti altri ancora) ma, molto più spesso, si utilizzano termini come “romanesco”, per non parlare dell'orribile tendenza di alcuni a chiamarlo “romanaccio”.

Riteniamo, perciò, che Alvaro vada ringraziato, non solo per l’opera che mette a nostra disposizione, facendo conoscere il quartiere e allietandoci con delle storie sempre piacevoli, ma anche perché, attraverso questa raccolta, contribuisce a restituire dignità al dialetto, quale fonte di un patrimonio culturale locale che non va depauperato.

Nei racconti, non a caso definiti ”garbati”, Alvaro evidenzia a suo modo la cultura e la “personalità” dei Romani, e dei Garbatellani in particolare, dando una vera e propria anima a questa “lingua” che dovrebbe essere sempre, se non amata, quantomeno conosciuta, quale simbolo di una tradizione che si perpetua nel tempo.

I racconti di Alvaro sono spesso incentrati su fatti che possono accadere a tutti e sulla cronaca spicciola della Roma o, per meglio dire, della Garbatella borghese, piccolo–borghese e, perché no, anche borgatara, con il risultato di riuscire a cogliere il contrasto fra le apparenze e la realtà della vita e della società, tipizzato in situazioni, figure e macchiette, con spirito caustico e insieme divertito, scettico e pur venato d’una malinconia crepuscolare.

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Racconti Garbati di Alvaro Cardarelli

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