PARLA MENO IN ROMANESCO

PARLA’ MENO IN ROMANESCO 

 

 

                                 

Febbraio 2015

Tutti li santi giorni che ha fatto Dio, er Padre ripete ar Fijo Adriano: “per piacere! Vedi di parlare un pochino meglio di come parli. Pure per rispetto a me che come Professore di Lettere, non ci faccio una bella figura! Il dialetto Romano lo apprezzo anche io.
E’simpatico, scorrevole. essenziale, ma, secondo me, va usato quando il contesto lo permette. Non sempre quindi!“ «A Papà» J’arisponne Adriano puro seccato.«Te e Mamma m’avete rotto li zibbidei pè quinnicianni cò l’Autori classichi e si provavo a  legge ‘n sonetto de Belli, oprete celo! Te credo che dopo uno se butta andò c’è ‘na lingua che se capisce bene! Ma a Papà. Tu che sei tanto strutto. L’hai mai letto n’ sonetto der Belli. Senti questo: Le donne, cocco mio, sò certi ordegni - certi negozi, certi giucarelli - che si sai maneggialli e sai tienelli - tanto te cacci da li brutti impegni. Seconno me Papà, tu Professore de questo e de quelo, dè stà poesia nun ciai capito ‘na parola!» E il Padre:molto calmo: “ma farti studiare i Classici, noi lo abbiamo fatto per tua educazione e per farti trovare, da adulto, in condizioni tali da avere davanti agli altri una situazione letteraria passabile e sufficiente”
«E mò t’ho dico: a me m’avete solo rincojonito. Me piace tanto esse ignorante! E nun dovè aripete de continuo certe pallate de filastrocche come quele che m’avete propinato già da piccolo!» “Lo vedi che sei pesante? Ti devo dire pure che qui, nell’ambiente della Garbatella, che mi conoscono come Professore ma anche come persona integerrima, di te, dicono che sei un povero ignorante! Insomma poi, senza che mi dilungo sul tema, sei criticato per il tuo modo di parlare e insultare!” «Io? Ma chi inzurto io? Ma che avete fumato te e l’artri?» “Senti bene! Non lesini critiche e a nessuno. Poi la vittima tua preferita è tuo Cugino Massimo Ponti. Lo pigli in giro e lo apostrofi così male che anche la Famiglia, quella di mia Sorella, si è risentita con me. Sono arrabbiati tutti. Massimo, i suoi Genitori e i fratelli di Massimo!” E Adriano «Nun j’ho detto gnente che nun sia pè scherzà! ‘Na vorta sola m’è scappato ‘n vaffanculo! Perché? Che voi di ‘a uno che stà sempre ‘a pilluccà si studio o nun studio. Ma saranno c…fatti mii o no?» “Scusami Adriano“ fa il padre,”ma tu perché ti offendi tanto se ti toccano sullo studio? Perché non studi abbastanza? Come mai ti adombri tanto da mandare a quel paese un Cugino molto buono e che ti vuole pure bene?” Pareva finita li, se non che alla diatriba s’aggiunge ‘a Madre d’Adriano, Maria. Prof. puro lei, che dice:
”Io ti ho sempre detto di parlare un po’ più in Italiano e meno in dialetto. Ti ho sempre consigliato di non essere sguaiato e di pesare i termini che usi! Tu sai, per esempio, che molta lingua Latina è dentro il Romanesco? Tu usi spesso e a me da molto fastidio, l’aggettivo ‘mignotta’. Non dico che potresti dire ‘mater ignota’ dal latino cui deriva, che poi, facendolo, faresti anche una bella figura. Ma insomma! Sei criticato da tutti” «A ma! Mo te ce metti puro te? E fatela finita! Nun te piace ‘mignotta?’ E vabbè! Dirò ‘puttana’!. Te va bene così? Che palle!» Busseno a la porta e ‘a Madre dice: “Adriano apri”. Adriano opre e chi te vede? Massimo! E come ‘o vede, tanto pè mette pace e fasse li casi sui, je domanna: «Come vanno li studi Massimì?»  “In questo momento sono un po’ spossato e faccio fatica sullo studio!“ E Adriano: «Cioè. Te ne freghi!». “Senti“ risponne Massimo “parli tu che non hai mai studiato e parli come un Ornitocefalo”. «Aho! A ‘mbecille! Mo che vordì sto orinotocestio?» “Ornitocefalo vuol dire che hai la testa di uccello e pertanto capisci poco!”
A Madre, Maria, cerca allora de mette pace e dice ar Fijo:”non te la devi prendere. Ci sono parole e frasi, in Italiano, che non sono offensive e sono anche di difficile comprensione”. .«Ah Vabbè» fa Adriano. «Ma puro er romanesco nun è offensivo! Pè gnente! E certe parole nun se capischeno ar volo. Pè esempio: si io Massimì te dico “stronzo”. Manco te, che sei ‘n capiscione, capisci! Ma te garantisco che nun è n’inzurto e ciò sai perché? Perché e’ ‘a verità. Tu sei un granne stronzo»

E bonanotte ai sonatori…

Alvaro Cardarelli

 

 



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