Le catacombe di Roma sono antiche aree cimiteriali sotterranee, i cui nuclei più antichi risalgono al II secolo. Molti di questi complessi cimiteriali, per essere eretti dovevano rispettare le norme dettate dalla legislazione romana, nelle quali si stabiliva che l’ubicazione poteva essere esclusivamente all’esterno delle mura della città. Infatti queste aree vennero create lungo l’importante rete di comunicazione della città costituita dalle cosiddette vie consolari.

Nell’area intorno alla Garbatella, al bivio tra l’antica via Appia e la via Ardeatina, è situato il più importante polo funerario dell’antica Urbe, le Catacombe di San Callisto (il nome è in onore di Papa Callisto 217-222) a cui viene attribuita l’importanza di custodire, all’interno della Cripta dei Papi, le spoglie dei primi pontefici della Chiesa di Roma.

Non molto distante da questo sito cimiteriale, sempre sulla Regina Viarum (via Appia Antica), è ubicata la Catacomba di San Sebastiano, al cui interno meritano attenzione particolare i due monumenti cosiddetti della Triglia e della Piazzola.

Altro importante luogo di sepoltura e di preghiera dei primi cristiani, risalente al III secolo e posto vicino alle due appena citate in via delle Sette Chiese, è rappresentato dalle Catacombe di Domitilla, che si possono ammirare entrando nella suggestiva Basilica dei Santi Nereo e Achilleo. L’edificio sacro è dedicato ai martiri Nereo e Achilleo forse pretoriani convertiti al cristianesimo, uccisi durante l’impero di Diocleziano.

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Le principali chiese del rione Garbatella sono la Chiesa di S Isidoro ed Eurosia in via delle Sette Chiese 99, altrimenti detta anche Chiesoletta dagli abitanti della Garbatella,  la Chiesa di San Filippo Neri adiacente alla Chiesoletta,  la chiesa di San Francesco Saverio in p.zza Damiano Sauli, e la chiesa di Santa Galla sulla Circonvallazione Ostiense.

La chiesa più antica è la Chiesoletta che Monsignor Nicolai, ministro del dicastero dell’agricoltura durante il papato di Gregorio XVI, iniziò a far costruire nel 1818  per i contadini che lavoravano nella sua tenuta detta dei 12 cancelli e per i pellegrini che avevano bisogno di ristoro e conforto. La costruzione ideata dall’architetto Valadier, ha incastonata nel muro esterno, la scritta Via Paradisi ai cui lati sono presenti due marmi a circonferenza raffiguranti rispettivamente S. Filippo Neri e San Carlo Borromeo.
Spostandosi sulla via Ardeatina, di fronte alle catacombe di San Callisto, si può ammirare la chiesa, risalente al IX secolo, di Domine, Quo Vadis?  Si dice che il luogo dove essa è stata eretta sia lo stesso dove Gesù apparve all’apostolo Pietro che, in fuga dalle persecuzioni di Nerone, gli domandò: “Domine, quo vadis?” e Gesù gli rispose: A Roma per essere crocifisso di nuovo.

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Per la mano augusta di S.M. il Re Vittorio Emanuele III
L’Ente autonomo per lo sviluppo marittimo e industriale
e l’Istituto delle case popolari di Roma
con la collaborazione delle cooperative di lavoro
ad offrire quieta e sana stanza agli artefici del rinascimento economico della capitale

Questo aprico quartiere fondano oggi XVIII Febbraio MCMXX


Con questa frase (riportata sull’epigrafe murata dell’edificio centrale di Piazza Benedetto Brin) veniva posta la prima pietra per la costruzione del primo quartiere operaio di Roma, che si sarebbe esteso sui colli di San Paolo fuori le mura fino a via Ostiense, via delle Sette chiese e al fiume Almone.

L’origine di questo quartiere va fatta risalire alla fase di grande sviluppo edilizio che ha caratterizzato la storia architettonica della città di Roma nel primo dopo guerra.
Il piano prevedeva la costruzione di un porto marittimo sul litorale di Ostia collegato con la città attraverso un canale a grandi fondali, parallelo al corso del Tevere, che avrebbe permesso la navigazione a imbarcazioni di grandi dimensioni. Originariamente si pensò a due luoghi destinati alla costruzione del bacino per l’approdo delle imbarcazioni provenienti da Ostia. Il primo è nell’attuale zona di via della Vasca Navale vicino alla Basilica di San Paolo, il secondo nei pressi di Via del Porto Fluviale sul confine tra Testaccio e Garbatella.

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Visite guidate alla “Chiesoletta” dei Santi Isidoro ed Eurosia.

di G. Valadier.

Situata lungo la Via delle Sette Chiese, la “chiesoletta” dei Santi Isidoro ed Eurosia è veramente uno dei monumenti architettonici più importanti della Garbatella; il suo valore è stato messo in luce in occasione della mostra San Filippo Neri, la Regola e la fama. (Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, ottobre-dicembre 1995.)

In occasione del recente restauro esterno e del portico della chiesa, si propone  (nei mesi febbraio-giugno) L'intento è quello di coinvolgere il visitatori raccontando loro, le vicissitudini storiche e le caratteristiche architettoniche del complesso monumentale; questo al fine di offrire  un nuovo approccio, non convenzionale, per accostarsi al patrimonio culturale, sviluppando e rinforzando il senso di rispetto per il bene pubblico. Tale iniziativa sarà guidata da personale interno e/o da Sodali membri dell’Oratorio.La visita guidata è gratuita.

Il complesso monumentale è raggiungibile:

§ metrò fermata Garbatella, autobus 670 e 715 fermata Via A. M Strozzi

§ autobus 716 fermata Viale G. Massaia;

§ auto o pullman Via delle Sette Chiese, 101

Per prenotazione visita, del tutto gratuita, rivolgersi al numero 06-51605010 ufficio prenotazione Chiesa dei Santi Isidoro ed Eurosia, dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 19 dal lunedì al venerdì.

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Il Sacrario delle Fosse Ardeatine è stato creato in memoria del crudele eccidio perpetrato (come rappresaglia per l’attentato di via Rasella a Roma, nel quale furono uccisi dai partigiani 33 soldati tedeschi) dai nazisti il 24 marzo 1944  nelle cave di pozzolana situate tra la via Ardeatina e via delle Sette Chiese.
Il complesso mauseale è il primo monumento moderno italiano costruito per commemorare le vittime dell’eccidio nazi-fascista; è costituito da un cancello d’ingresso in bronzo che permette l’accesso alle grotte ove venne consumato la strage, al Mausoleo dove sono raccolte le salme e poi vi è una scultura che simboleggia la tragedia dei 335 martiri. 

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La costruzione dei primi quattro lotti, attestati attorno a Piazza Benedetto Brin - collegata alla via Ostiense dalla scalinata monumentale progettata da Plinio Marconi - risale al 1921 e si struttura in una serie di piccoli edifici isolati, di undici tipologie diverse e dal taglio progressivamente crescente a partire dalla casa monofamiliare.

 

Originariamente l’edificazione della Garbatella doveva rispettare il modello sviluppato in Inghilterra delle garden cities (città giardino), caratterizzate da un buon collegamento con il centro della città, e costituite da case unifamiliari con ingresso indipendente, giardino e spazi verdi coltivabili.

Con l’avvento dell’autoritarismo fascista, lo sviluppo urbanistico della Garbatella subì un brusco cambiamento, caratterizzato da un intenso periodo di edificazione a danno del verde pubblico presente nella zona. Questa nuova fase, conseguenza del mutato scenario politico nazionale, vede la Garbatella divenire luogo di sistemazione per tutte quelle persone, non necessariamente povere, che si trovavano senza una casa. In questo periodo, infatti, viene presa la decisione di ridisegnare il volto del centro della città, attraverso l’abbattimento di molti edifici con conseguente necessità di trovare nuova sistemazione agli inquilini sgomberati.

La realizzazione dei necessari complessi abitativi venne affidata ancora una volta all’Istituto per le case popolari (ICP), il quale attuò uno sviluppo edilizio basato sulla sperimentazione della “casa rapida” negli anni compresi tra il 1923 e il 1927. Questa tipologia poteva essere visivamente associata alla casa giardino ma, a differenza del modello inglese, prevedeva l’utilizzo di materiali molto economici, era caratterizzata da una notevole velocità di esecuzione, gli elementi ornamentali erano marginali e gli spazi verdi non erano più giardini privati ma luoghi collettivi.



A partire dal 1928 alla Garbatella venne sperimentata un’altra tipologia di struttura abitativa, gli Alberghi suburbani, realizzati tra il 1928 e il 1929, attorno a piazza Michele da carbonara. Gli alberghi suburbani (lotti 41,42 Rosso-43,44). Questi edifici, ideati dall’Architetto Innocenzo Sabbatini, suscitarono grande interesse, fino ad essere presentati nella Prima Mostra di Architettura Razionale che si tenne a Roma nel 1928. Al loro interno dovevano ospitare momentaneamente le famiglie sfollate dal centro della città e, per evitare che  si stabilissero definitivamente all’interno degli edifici, furono fatti funzionare come case albergo, strutturate in modo tale da dividere gli spazi riservati alla sfera privata (stanze da letto, camerate usate come dormitori e divise per sesso) con gli spazi comuni in cui si espletavano le altre attività (servizi igienici sanitari, sale da pranzo, asili nido e scuole, l’ambulatorio medico, etc). Nel 1929 le case albergo subirono una trasformazione molto importante per coloro che ci vivevano. Infatti le sistemazioni  provvisorie costituite dalle parti comuni vennero divise e furono creati dei veri e propri alloggi familiari.

Questa trasformazione fu importantissima per la Garbatella, e ad essa si aggiunsero le opere di completamento dei lotti iniziati tempo prima dall’Istituto Case Popolari e la costruzione di nuovi edifici da parte dell’Istituto Postelegrafonici che non si discostavano molto dalle strutture che avevano dato origine al quartiere (1931-1933 Via Guglielmo Massaia)

La Garbatella cresceva, dunque, come un vero e proprio quartiere e così nello stesso periodo furono realizzate la Scuola (P.zza Damiano Sauli), il teatro Palladium alto sei piani e ideato come edificio di testa del lotto 12 verso la piazza (P.zza Bartolomeo Romano) e un edificio polifunzionale inserito nel lotto 13 che ospitava al piano terra i bagni pubblici, attivi fino agli anni sessanta, nei piani intermedi abitazioni popolari e all’ultimo livello degli spazi dedicati agli studi (l’ingresso è in via Ferrati).

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La Basilica di San Paolo fuori le mura venne eretta per volontà di Costantino all’inizio del IV Secolo d. C. Si tratta della chiesa patriarcale più grande di Roma dopo S. Pietro in Vaticano.

La Basilica di San Paolo fuori le mura venne eretta per volontà di Costantino all’inizio del IV Secolo d. C. Si tratta della chiesa patriarcale più grande di Roma dopo S. Pietro in Vaticano.
La Basilica era costruita sulla tomba dell’apostolo Paolo e nel corso dei secoli mantenne inalterata la struttura originaria, mentre i rifacimenti che furono successivamente eseguiti riguardarono soprattutto l’ampliamento delle dimensioni.
Nel visitare la Basilica di San Paolo, considerata uno dei più imponenti edifici sacri del mondo, si possono apprezzare alcuni elementi architettonici e artistici veramente originali come lo splendido Arco Trionfale, risalente al V Secolo d. C., in cui è raffigurata l’immagine di Cristo tra due Angeli oppure i Mosaici, risalenti al XIII Secolo, utilizzati per adornare la facciata della Basilica.
All’interno, la navata centrale è divisa da ottanta colonne di granito e i mosaici, presenti in questa e nelle altre quattro navate, riproducono le immagini dei pontefici che si sono succeduti, da S. Pietro fino ai giorni nostri.

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Nel rione Garbatella sono stati realizzati alcuni parchi e giardini con lo scopo di offrire ai bambini uno spazio sicuro in cui giocare e agli abitanti del rione un luogo di incontro e socializzazione.

Quotidianamente all’interno di questi spazi pubblici si possono incontrare bambini che giocano con i genitori, ragazzi adolescenti che si divertono giocando a calcio e persone anziane che sedute sulle panchine leggono il giornale. Ogni parco ha il suo spazio ludico per i bambini che si divertono sulle altalene, gli scivoli e le casette di legno.
Nel periodo estivo diventano i luoghi ideali per varie iniziative come il cinema all’aperto, eventi musicali e mercatini di artigianato.

Giardino Monsignor Desiderio Nobels si trova Via delle Sette Chiese di fronte alla chiesa di S.Filippo Neri e dispone di panchine per sedersi, le cotruzioni di legno, gli scivoli e le altalene per i più piccoli.

Parco di Via Ignazio Persico prende il nome dalla omonima strada che collega Piazza Michele da Carbonara con Via Caffaro, una delle vie più commerciali del rione.
Adiacente al parco c’è il dog park in cui le persone possono tranquillamente far passeggiare il proprio cane in tutta sicurezza.  

Parco Caduti del Mare situato nelle vicinanze della fermata Metro e adiacente al circolo ricreativo ………
Per accedere al parco si può entrare da Via G.Pullino, Via L.da Pietrasanta e Via D.Salinieri, accanto a quest’ultimo ingresso c’è un dog park.
All’interno del parco principale ci sono due aree, una nella parte superiore in cui ci si può sedere sulle panchine e l’altra dedicata ai bambini dispone di altalene, scivoli e costruzioni in legno accanto alle quali c’è un area mlto spesso luogo di partitelle fra i giovani del rione.

Parco di Piazza Benedetto Brin detto il “Pincetto” della Garbatella offre due spazi verdi in cui si può accedere da due distinti cancelli.
Tra i due ingressi vi è Piazza Benedetto Brin ingentilita da una bella fontana e da una storica scalinata che collega la Garbatella con la Via Ostiense. All’interno di uno dei due spazi c’è una pista di pattinaggio utilizzata anche come campetto di calcio e nell’altro ci sono le costruzioni di legno, le altalene e gli scivoli per i bambini.

Parco di Via Giovannipoli
L’ingresso principale è in Via Giovannipoli, attualmente nel parco si stanno svolgendo dei lavori di ristrutturazione.
Durante l’estate il parco diviene la sede del Cinema Arena Garbatella e spesso ci sono eventi musicali con dei mercatini di oggetti d’artigianato

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"Non so come mai, ma fino a circa  venti anni fa, quando ti chiedevano In quale quartieri vivessi?...e tu rispondevi Vivo alla Garbatella, si veniva  automaticamente etichettati come “borgatari”. Non posso essere troppo in disaccordo con tale appellativo, in quanto in quel periodo il quartiere, non era paragonabile ad uno dei quartieri residenziali di Roma …non era né un quartiere borghese né tanto meno una zona tranquilla, soprattutto per chi la vedeva dall’esterno, basti pensare che gli veniva dato l’appellativo dispregiativo di Garbante. Con il tempo però alcuni fattori come: la nascita delle nuove periferie con il successivo ampliamento del centro storico di Roma, la determinazione da parte di alcuni registi di girare dei film nel quartiere e non ultimo LA paventat e sempre più concreta proposta comunale di conferimento al quartiere Garbatella, del titolo di Rione XXIII,hanno completamente ribaltato l’immagine dell ex borgata. Così come dal niente gli abitanti della Garbatella, si sono ritrovati a vivere, a detta di tutti, in uno dei più bei quartieri storici di Roma.La cosa più divertente è…che chi è nato o cresciuto alla Garbatella ne è sempre stato consapevole e ne andava fiero"
(Associazione Culturale Rione Garbatella)

Dagli anni Novanta in poi, quindi, oltre a trasformarsi in una meta ambita dove tutti avrebbero voluto comprare una casa, è diventata anche luogo di notevole interesse dal punto di vista storico-architettonico e artistico attirando le attenzioni di intellettuali, artisti e studiosi.

Quest’ultimi si sono dedicati a rispondere alla domanda più ovvia …da chi e da dove ha origine il nome Garbatella?

Da qui una prima ipotesi che è quella di più facile deduzione, attribuisce l’origine del nome Garbatella, ad una ostessa proprietaria o cameriera di belle fattezze e di modi garbati che intratteneva gli avventori della locanda. La locanda sembra fosse situata in Via delle Sette Chiese nei pressi della Basilica di S.Paolo sin dalla metà dell’800 e sul nome della ragazza garbata e bella si sono fatte più ipotesi, si dice potesse chiamarsi Maria o Clementina e si dice che il busto a rilievo della ragazza, con un seno scoperto, impresso sulla facciata dell’edificio ad angolo di piazza Bonomelli alludesse alla stessa.

L’altra ipotesi di eguale valore è quella che attribuisce il nome al particolare tipo di coltivazione “a barbata” o “a garbata”, (appoggiando le viti ad alberi di acero o olmo) adottata nelle proprie vigne, da Mons.Nicolai proprietario della Tenuta dei Dodici Cancelli, situata sui colli di S.Paolo.

Meno attendibili, invece, sono altre leggende che fanno risalire ad esempio il nome Garbatella, al ritrovamento del cadavere di una giovane e bella ragazza nei pressi di un fiumiciattolo che scorreva li intorno.

In ogni caso, prima dell’attribuzione ufficiale del nome Garbatella, furono proposti altri nomi

infatti uno di questi fù “Concordia” come auspicio di una pace sociale che in quel periodo era minacciata dalle varie agitazioni e scioperi che si svolsero a Roma dopo la Prima Guerra Mondiale e che si cercò di raggiungere attraverso la casa.

Un’ altra ipotesi ancora più affascinante è quella legata al nome di Remuria per via di una leggenda in cui Remo in opposizione a suo fratello Romolo, dimostrò la volontà di costruire la sua città in questo luogo sopra ai colli di S.Paolo e non sul colle Aventino come indicato dalla tradizione.

Prevalse, ma solo alla metà degli anni ’30, il nome che popolarmente si era già imposto Garbatella

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La piramide Cestia fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. per volere di Caio Cestio detto Epulone, sacerdote del collegio preposto ad organizzare i banchetti per gli dei che avvenivano annualmente nel Foro o sulla sommità del Campidoglio, come sua maestosa sepoltura.

Il fascino che l’Egitto in quel periodo destava nella classe aristocratica romana si può chiaramente apprezzare nella forma della tomba.
Per secoli troneggiò in posizione isolata sull’antica Via Ostiense, fino al 270 d.C quando fu inglobata nelle mura difensive della città erette dall’imperatore Aureliano.
La sua struttura piramidale è alta circa 36 metri ed è rivestita di blocchi di marmo bianco mentre all’interno vi è una camera sepolcrale in mattoni.
Nella parte esterna del monumento vi sono due incisioni una sul lato orientale che indica il tempo impiegato per la costruzione, 330 giorni a partire dalla sua morte come indicato da Caio Cestio nella disposizione testamentaria mentre nel lato occidentale si indica il nome e i titoli del defunto.
Le incisioni esterne erano molto importanti poiché per i Romani, i defunti non erano tali se c’era qualcuno che li ricordasse e questo accadeva alle persone che passando nei pressi della piramide leggevano le iscrizioni sulle facciate esterne mantenendo sempre viva la memoria.

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