SABATO 5 E DOMENICA 6 GENNAIO EPIFANIA SOLIDALE: COSTRUIAMO LA SCUOLA DEI BIMBI DEL MERIGGIO

Il Parco ha deciso di ospitare presso la propria sede una nuova iniziativa solidale per sostenere l' esperienza sul campo che sta vivendo in questi mesi una giovane operatrice dei Laboratori Dì Natura. 
La scuola dei Bimbi del Meriggio è quasi pronta ma manca ancora qualche “mattone”. Possiamo provare a metterlo insieme, divertendoci e scoprendo un pezzo di Roma ancora poco noto.

Ex Cartiera Latina dalle ore 11 alle ore 18

Mercatino dell’Epifania di oggetti artigianali del Kenia
Attività naturalistiche per bambini e famiglie (dalle 11 alle 17 Spazi Espositivi Dì Natura)
Spettacolo e musica di Raccontamiunastoria (sabato ore 16 Spazi Espositivi Dì Natura)
Assaggi a KM 0 (bruschetta, formaggi, vino, dolci)

Tutti i fondi raccolti saranno devoluti per la costruzione della scuola del villaggio famiglia “I Bimbi del Meriggio” realizzato dall’Aina in Kenia, nel distretto di Meru a 250 km da Nairobi (http://www.aina-onlus.it/it/progetto-qbimbi-del-meriggioq/la-scuola.html). Il villaggio ospita circa 100 tra bambini e ragazzi sieropositivi.

Come arrivare alla ex Cartiera Latina (via Appia Antica, 42 e 50):

In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e Circonvallazione Ardeatina

Bus: 118 e 218 sull'Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30 Express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

In macchina (la domenica): parcheggiare via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel Parco Scott.

Segreteria organizzativa: Francesca Mazzà 06 5126314 o 320 4396019 o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Francesca Mazzà
Ufficio Stampa e Comunicazione
Parco Regionale Appia Antica
Via Appia Antica, 42
00179 Roma
Tel. 06 5126314 Cell. 320 4396019
Fax 06 51883879
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Dopo il Natale fai un Regalo all’Ambiente. Restituisci il tuo Albero alla Natura

 

Terminato il periodo natalizio, gli alberi con radici possono essere posizionati all'esterno su balconi e terrazzi o essere ripiantati in giardino. Chi non ha la possibilità di ripiantare il proprio Albero di Natale, può approfittare della Raccolta Straordinaria organizzata da AMA in collaborazione con l’Assessorato all’Ambiente di Roma Capitale, il Corpo Forestale del Lazio e TGR Lazio.
Dal 7 al 16 Gennaio 2013 sarà possibile riconsegnare alla natura il vostro albero di Natale presso il Centro di Raccolta AMA in Via Giovanni da Empoli, 55 tutti i giorni dalle 07.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 e nei giorni festivi dalle 07.00 alle 13.00; oppure potrete riconsegnarlo Venerdì 18 Gennaio presso i punti mobili di raccolta nel Municipio Roma XI, negli orari indicati nell’opuscolo allegato.

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Ricerca esplorativa della Garbatella

Di Serafina Biagioli, Livia Fatiganti, Michele Guido, Nicola Leone, Raffaela Pretto, Stefania Ranieri, Luca Ruggiero.

Potremmo provare a sintetizzare Garbatella così: quartiere silenziosamente in lotta tra vecchio e nuovo tra un noi e gli altri. Dalla carta da parati alle tag passando per orti e centri sociali, vecchi e giovani, cultura che soffre di solitudine e cultura che prova a sopravvivere.
La prima impressione usciti dalla metro Garbatella è quella di trovarsi in un quartiere periferico: grandi palazzi di otto piani, negozi, macchine per strada e gente che affolla i marciapiedi. Avevamo già letto del quartiere su internet, sapevamo della “città giardino” e non vedendo nella parte nuova questa specifica caratteristica, ci siamo incamminati incuriositi direttamente verso la parte vecchia.
Alla ricerca dei Lotti ci imbattiamo nel cortile interno di una grande palazzina, una parte di noi ha avuto l’impressione di entrare in un luogo malavitoso, un agglomerato di appartamenti gli uni attaccati agli altri come a formare un grande muro di gente. Ripensando al movimento della folla che si unisce ci è venuto in mente come il potere autoritario che andava nascendo in quegli anni nel primo dopoguerra potesse temere più una massa compatta di persone che tante piccole unità separate tra loro.
Uscendo fuori dal cortile del palazzo notiamo come le mura esterne siano tappezzate con carta da parati. Sotto si intravedono ancora le tag. Una contrapposizione tra due attività di decorazione, una vecchia, la carta da parati, e una nuova, i murales. Sembra che ci stiano parlando di rapporti tra diverse generazioni intente ad affermare il possesso di una proprietà. Viene anche alla mente una reazione nei confronti di ciò che di nuovo arriva nel quartiere.
Decidiamo di sfruttare la possibilità di fare colazione per chiedere delle informazioni circa il quartiere, alcuni di noi ascoltano una curiosa conversazione: un giornalaio si lamenta con il barista del fatto che vengono acquistati solo biglietti dell’atac e ricariche ma non giornali. Questo aspetto ci fa pensare che Garbatella sia anche una zona di transito e relativamente chiusa alle notizie del resto del mondo. Inoltre, cosa che poi noteremo anche sui muri di tutto il quartiere, il posto sembra essere quasi totalmente dedicato a “romanisti sfegatati” (ovvero convinti del tifo per la propria squadra).
Dopo il caffè ci addentriamo nella zona dei lotti ed è evidente il distacco architettonico tra questa zona e quella che ci siamo appena lasciati alle spalle: una piccola comunità divisa in gruppi, ognuno dei quali impegnato a occuparsi letteralmente del suo “orticello”, il modello abitativo che i lotti propongono è più o meno questo, è come se rappresentassero un modo per strappare una porzione di terra alla città “ruralizzandola”. Entrando in questa parte del quartiere si ha come la percezione di un tempo che scorre in maniera diversa, più lenta, esattamente come succede in campagna, dove i ritmi sembrano più rilassati e le novità, come anche le rivoluzioni arrivano sempre in ritardo.
Guardando i lotti notiamo che sono chiaramente distinguibili dal resto. Ogni lotto ha un bassorilievo in cui viene indicato il suo numero e la posizione della portineria In tutti i bassorilievi una parte è stata rimossa: due anziane signore ci raccontano che si tratta del simbolo fascista la cui cancellazione viene vissuta come un furto politico della parte avversa nei confronti di quel luogo. Le due ci narrano di come una volta il curare gli spazi comuni fosse un’attività diversa da quella di oggi in cui si pensa a pulire solo il pezzo dinnanzi casa. Ci viene portato l’esempio del mercato, dell’ospedale e della scuola che in tempo fascista funzionavano erogando una moltitudine di servizi e in cui si attivavano una moltitudine di relazioni, contrapposto all’attualità in cui si accosta una carenza di risorse ad una sensazione di solitudine. Camminando ci imbattiamo in questa frase incisa nel cornicione di un lotto “labore parta domus tanto mihi (sunt) dulcior gratum a contentio nibus refugium”. La frase sembra rimandarci all’idea che quel luogo sia associabile al lavoro come dimensione che ti garantisce la possibilità di stare lì.
Scambiando due chiacchiere con un carabiniere ci sembra che una delle questioni che attraversano il quartiere sono le manifestazione e le questioni di ordine pubblico che rimandano a una forte presenza di associazionismo.
A questo punto il gruppo si divide in due parti: una che tenta un approfondimento nella parte vecchia e l’altro che invece lo tenta nella nuova.
Chi va a visitare la parte nuova racconta di essere stato in alcuni giardini comunali e la prima impressione avuta è quella di un luogo abbandonato e poco curato con un campetto asfaltato senza porte e reti, con affianco una serie di panchine malridotte. Salendo per delle scale si arriva in uno spazio in cui i cittadini portano i cani al passeggio. Proprio qui incontriamo un anziano signore che si avvicina incuriosito, e presentandoci come studenti universitari, gli chiediamo di parlarci del quartiere. Ci dice che un tempo, prima di 20 anni fa, il quartiere era molto malfamato, soprattutto la zona dei lotti, ma da una 15ina di anni a questa parte la cose sono cambiate perché i villini sono stati venduti e adesso ad abitarci c’è “gente perbene”. Finendo la discussione però ci esorta ad andare a parlare con i negozianti perché è convinto che alcuni di loro paghino ancora il pizzo. Lo salutiamo e ci dirigiamo verso il ponte nuovo. Ci accostiamo ad una zona limitrofa alla metro e lì ci accorgiamo dalle scritte sui muri, dalle birre sparse per terra, dai mozziconi di sigarette e di cannabis che quella sia una zona frequentata da giovani, almeno di notte. Ci viene in mente così che forse per poter osservare la loro presenza bisognerebbe tornare la sera tardi.
Ci affacciamo dalla balconata e vedendo il ponte lo associamo ad una montagna russa che comunque stona con il resto del paesaggio, come una persona anziana che si fa il lifting per ringiovanirsi, esagerando a tal punto da farlo sembrare una caricatura di un quartiere moderno.
Nel frattempo l’altra parte del gruppo nel dialogare con un anziano ha avuto l’impressione che il disorientamento di questo nel rispondere a domande sulla storia e l’architettura del quartiere corrispondesse al disorientamento di questa parte del gruppo a connettere il tema con l’obiettivo del laboratorio. Ripensando all’obiettivo del laboratorio diviene interessantissimo lo scambio avuto con un sacrestano: gli chiediamo di associare tre parole mentre pensa a Garbatella e la prima che gli viene in mente è “paese” e ci racconta di come Garbatella assomigliasse al suo luogo di origine, essendosi trasferito da un paesino di provincia a Roma negli anni 80 circa, ci dice che ciò gli ha permesso di sentire il passaggio meno traumatico; la seconda è “città in trasformazione” inteso come luogo che vedeva un rapido evolversi di lavori e luoghi di aggregazione, la terza parola è “solidità di valori”, e secondo lui questa solidità caratterizza il quartiere che sotto quest’aspetto è rimasto lo stesso da quando è arrivato qui. Nonostante la sua collocazione non è secondo lui la cristianità il valore rimasto immutato. Nel corso degli anni infatti, per lui, il concetto si è molto trasformato tornando ad essere sempre più una cosa in cui credi ma che pratichi fuori da una collettività. Salutandoci con il sacrestano ci comunica un interesse in quello che stiamo facendo, suggerendoci un vendutissimo giornale di quartiere e di una videocassetta sulla storia dello stesso, mettendo in contrasto gli scambi di oggi basati sul volerti vendere qualcosa alla nostra attività di ricerca di un significato. Alla fine dell’intervista abbiamo l’impressione che si fossero ribaltati i
ruoli: ora era lui che ci chiedeva di “rubarci ancora un minuto del nostro tempo”, mentre si era iniziato al contrario. Questo ribaltamento evoca in noi, ancora una volta, la solitudine di cui si parlava prima, la difficoltà a comunicare in una realtà che “va troppo di corsa”, che si trasforma rapidamente e vede cambiare anche il modo di crescere i giovani che, Raffaele, ci racconta crescevano fino a 20 anni prima nei cortili dei lotti, che accoglievano la comunità come un recinto sicuro, sotto gli occhi delle madri e degli anziani; oggi, racconta, è diverso: nessun genitore si sognerebbe mai di lasciare il proprio figlio nel cortile.
Garbatella ci appare scissa tra il vecchio ed il nuovo, tra chi ha fatto la storia ed il moderno, il non conosciuto. Interessante notare come nella zona nuova vi sia un negozietto bangladese e l’aver incontrato una mamma con la propria bimba cinesi nel parco come potessero essere l’inizio di una evoluzione culturale. Il nuovo, l’interculturalità si pone come il nuovo ponte dalle ali bianche in un quartiere in cui si ha l’impressione che si voglia rimanere al vecchio, per esempio non comprando i giornali (appunto quotidiani).
È sorprendente come accedendo al quartiere dalla Cristoforo Colombo si abbia una sensazione totalmente diversa rispetto a Garbatella. Gli orti urbani che nascono al confine col palazzo della Regione Lazio fanno pensare a una comunità coesa che individua nella condivisione di spazi verdi da custodire una risorsa contro l’avanzata degli speculatori edilizi dai quali si sente minacciata. Il progetto orti urbani (promosso da Lega ambiente e Casetta Rossa, un centro sociale che si fa carico anche di una porzione della domanda culturale del quartiere) sembra proporsi come un’occasione di socialità per gli abitanti del posto. Se esaminiamo i criteri di assegnazione dei terreni notiamo tre aspetti interessanti: il primo è che gli abitanti del luogo hanno la priorità per quanto riguarda la possibilità di affittare, il secondo è che il contratto d’affitto scade al termine del quarto anno e non è rinnovabile, il terzo è che se il terreno viene lasciato incustodito il contratto d’affitto cessa e l’affittuario viene invitato ad andarsene. Queste caratteristiche sebbene sembrino narrarci di una comunità che difficilmente si apre all’incontro con l’estraneo, ci raccontano però anche di un gruppo che cerca di autodeterminarsi individuando nel contatto con la terra una risorsa. Importante anche il fatto che la condizione che rende “proprietari” del terreno sia data non solo dal semplice risiedere in Garbatella e pagare un affitto ma nel dimostrare effettivamente di prendersi cura di ciò che si è messo a frutto (pena la revoca del contratto di cui sopra) che dimostra la volontà degli abitanti di produrre dei beni da quello spazio, e non di affermarne la mera proprietà.

L’attenzione per l’ambiente che storicamente caratterizza gli abitanti della zona può diventare una risorsa nel momento in cui si pensa di proporre degli interventi. Alla luce di quanto scritto pensiamo che una possibile questione che si possa trattare con questo quartiere è il senso di solitudine che ci ha trasmesso. Solitudine che ci fa pensare a un viversi i rapporti con l’esterno in modo problematico, in concomitanza a ciò che ci sembra che accada all’interno, ovvero una sorta di unione contro il nemico. Pensiamo ai gruppi di tifosi della Roma, al giornale di Garbatella, ai gruppi antifascisti, e all’affittare gli orti pur di non lasciarli in mano agli speculatori edilizi. Forse tutte queste risorse potrebbero essere ripensate per costruire relazioni produttive con l’esterno.

fonte http://narrazioni.altervista.org/resoconto-garbatella/

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PIU’ LIBRI PIU’ LIBERI AL PARCO DELL’APPIA ANTICA:

Sabato 8 e domenica 9 dicembre tante iniziative dedicate alla bicicletta

SABATO 8 DICEMBRE

Ore 10.30

Spazi Espositivi e Didattici Dì Natura

Inaugurazione de “La bicicletta tattile”: due ruote per apprendere.

Mostra di illustrazioni tattili con trascrizione in braille, a cura di Fernanda Pessolano/Ti con Zero. Con il  patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana e di Biblioteche di Roma.

Aperto fino alle 17. Ingresso libero.

 

Ore 15

Punto Info Appia Antica (via Appia Antica, 58)

Visita guidata in bicicletta con tè e pasticcini in occasione della presentazione del volume “Attenzione ciclisti in giro” di Fernanda Pessolano e Marco Pastonesi (Ediciclo 2012).

Euro 8. Prenotazione obbligatoria max 30 persone.

Ore 17

Spazi Espositivi e Didattici Dì Natura

Inaugurazione di InBiblioCiclette, una biblioteca dedicata e itinerante

Presentano Stefano Gambari e Fernanda Pessolano. Ingresso libero.

 

Ore 17.30

Sala Conferenze

Proiezione de “La verifica instabile, viaggio da Torino a Venezia in bici e canoa”

Intervengono il regista Guido Morandini, Carlo Lenti

Ingresso libero.

DOMENICA 9 DICEMBRE

Ore  10.30 alle 17

Spazi Espositivi e Didattici Dì Natura

La bicicletta tattile. Due ruote per apprendere.

Mostra di illustrazioni tattili con trascrizione in braille, a cura di Fernanda Pessolano/Ti con Zero. Ingresso libero.

Con il  patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana e di Biblioteche di Roma

 

Come arrivare alla ex Cartiera Latina (via Appia Antica, 42 e 50):

In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e Circonvallazione Ardeatina.

Bus: 118 e 218 sull'Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

In macchina (la domenica): parcheggiare via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

 

 

Informazioni e prenotazioni: 06 5135316 tutti i giorni dalle 9.30 alle 16.30 o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Francesca Mazzà
Ufficio Stampa e Comunicazione
Parco Regionale Appia Antica
Via Appia Antica, 42
00179 Roma
Tel. 06 5126314 Cell. 320 4396019
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HALLOWEEN AL PARCO: IL 31 PASSEGGIATA IN MASCHERA. L'1 LABORATORIO DEGLI SCHELETRI

MERCOLEDI' 31 OTTOBRE

Halloween con gli spiriti della Caffarella
Passeggiata in maschera e giochi a tema. Ore 16 Punto Info Tacchi Venturi. Gratuita.

GIOVEDI' 1 NOVEMBRE

Scheletri fuori dagli armadi
Dì Natura ti aspetta per uno speciale Halloween senza precedenti, potrai finalmente vedere e “toccare” con ossa di tutti i tipi e di tutte le dimensioni.
Appunatmenti ore 11, ore 14 e ore 15.30. Consigliati per bambini 7-12 anni. I bambini da 3 a 6 anni possono giocare nell’area-piccoli gratuitamente. Costo: 5 euro con visita area espositiva, 4 con Carta Amici (i laboratori successivi costano 3 euro, 2 con la Carta Amici). Spazi didattici ed espositivi Dì Natura (Cartiera Latina, via Appia Antica, 42).
Informazioni e prenotazioni: 06 5135316 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Roma - Comune affida a Legambiente gestione parco Garbatella

Legambiente ottiene l'affidamento del parco Garbatella a Roma: lo curerà gratuitamente per un anno, dopo 20 anni vinta la battaglia contro la speculazione. Per celebrare la conquista domenica 28 ottobre, tutti in festa con l'iniziativa “Benvenuto Parco Garbatella!”.
Per 12 mesi Legambiente Onlus avrà la gestione del parco, con una convenzione che non implica alcun finanziamento da parte del Servizio Giardini: le spese per la piccola manutenzione ordinaria passano al Circolo. L'area di 45mila metri quadrati a via Rosa Raimondi Garibaldi, che poche settimane fa ha ospitato Festambiente Roma e Lazio, è già stata trasformata in parco per la metà grazie al lavoro dei cittadini in questi anni. I risultati ottenuti, insieme al Coordinamento Orti Urbani, sono ben visibili: un “Giardino Zen” dove prima c'era un cumulo di siringhe, un Roseto, un Frutteto. E degli splendidi Orti Urbani: 25 appezzamenti per singoli e associazioni, dove la coltivazione permette anche di fare attività didattica per le scuole e socializzazione.
"L'affidamento ai cittadini del parco Garbatella segna un punto fermo nelle lunghe lotte contro la speculazione e per la riqualificazione dell'area verde, cominciate nel 1993 insieme alle associazioni di zona – dichiara Tommaso D'Alessio, presidente del Circolo Garbatella-. Si tratta di un momento simbolicamente importante, perché è il primo caso di affidamento ai cittadini di un’area così rilevante. Ora serve l'aiuto e la partecipazione di tutti per fare un ulteriore passo in avanti".

fonte http://roma.ogginotizie.it

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Un giardino a Garbatella-Ostiense per Lanzarotto Malocello

Importante riconoscimento per l'esploratore varazzino

A pochi passi da via Capitan bavastro e via Palos

Oggi c'è stata l' inaugurazione del giardino pubblico dedicato a “Lanzarotto Malocello, navigatore del XIV secolo” dall’Amministrazione comunale di Roma Capitale.
Parteciperanno alla manifestazione celebrativa il sindaco della Città Gianni Alemanno, l’assessore alla Cultura Dino Gasperini, l’assessore all’Ambiente Marco Visconti, il presidente del Comitato promotore Alfonso Licata.
In occasione della cerimonia Poste Italiane emetterà un annullo postale speciale richiesto dal Comitato promotore per le celebrazioni del VII centenario.

 

Chi è Lanzarotto Malocello ?

LANZAROTTO MALOCELLO

NAVIGATORE CONTROCORRENTE DEL XIV SECOLO
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Nei secoli XIII e XIV i navigatori genovesi scorazzavano al largo dei mari, acquisendo conoscenze e avviando commerci, al comando di navi proprie o straniere, istruendo equipaggi stranieri, per lo più iberici, nella difficile arte della navigazione. Essi erano senza dubbio i migliori marinai del mondo, che non solo conoscevano ogni punto del Mediterraneo, ma si spingevano nell’Atlantico, verso il Portogallo,  i Paesi Bassi e l’Inghilterra; possedevano cognizioni nautiche, astronomiche e matematiche molto avanzate in quel tempo, avevano strumenti tecnici più perfetti e in quantità maggiore di quelli posseduti da altri popoli, che, unitamente alla loro plurisecolare esperienza, davano loro la più schiacciante superiorità di fronte alle altre genti. Essi, infine, sia per le relazioni con gli Arabi e per le notizie dei loro compatrioti stabilitisi per esercitare il commercio in Oriente e in Africa, credevano fermamente nella esistenza della comunicazione tra i due oceani che bagnavano le coste opposte del continente africano, non ritenendo un ostacolo insormontabile alla navigazione le tempeste del misterioso oceano Atlantico, il calore equatoriale o i mostri marini.

I genovesi erano in definitiva convinti, forti delle loro cognizioni tecniche perfezionate con l’avvento della bussola e della cartografia,  che fosse possibile la circumnavigazione dell’Africa e che questa non presentasse seri problemi: in ogni caso gli eventuali ostacoli erano ritenuti secondari rispetto ai vantaggi che essi si ripromettevano di conseguire dall’ impresa perché il bisogno che li spingeva verso tale tentativo era così impellente ed urgente da convincerli ad affrontarli con il proposito di vincerli.

Si trattava, infatti, di salvare la repubblica di Genova dalla rovina perché le vie commerciali fino a quel momento seguite si stavano chiudendo ed essi erano consapevoli che prima o poi non sarebbe stato più possibile attingere ai ricchi mercati asiatici che rifornivano l’Europa.

I genovesi dovevano quindi trovare quella nuova via attraverso la quale raggiungere i lontani centri del loro commercio e solo il mare poteva garantire la soluzione in tal senso poiché se era vero che a sud del continente Africano gli oceani Atlantico e Indiano univano le loro acque,era altrettanto vero che sarebbe stato possibile raggiungere le Indie e la Cina navigando intorno all’Africa.

Furono per primi i fratelli genovesi Vadino e Ugolino Vivaldi a tentare l’impresa: partiti nella primavera del 1291, a bordo di due galee, salparono dal porto di Genova alla volta delle Indie e la loro navigazione fu seguita dai loro concittadini fino a quando si svolse in acque e lungo coste conosciute.  Ad un certo punto, però, non si ebbero più notizie e nulla mai più si seppe di loro.

Fu alcuni anni dopo, nel 1312, che un altro intrepido capitano e armatore ligure, Lanzarotto Malocello, partì da Genova alla ricerca e in soccorso dei coraggiosi fratelli Vivaldi.

Chi fu Lanzarotto Malocello? Non tutti in Italia (anzi, a dire il vero, solo pochissimi studiosi o addetti ai lavori) conoscono questo storico personaggio,navigatore vissuto a cavallo dei secoli XIII e XIV nella cornice dell’antica Genova marinara, padrona dei mari.

Eppure non è certo di poco conto il fatto che proprio con Lanzarotto Malocello abbia inizio la storia moderna delle Isole Canarie.

Il suo nome compare per la prima volta nella carta di Angelino Dulcert, datata 1339, nella quale si vede l’arcipelago delle Isole Canarie e attribuisce alla più settentrionale di esse il nome di Lanzarote, destinato a non essere più mutato (“Insula de Lanzarotus Marocellus”).

La famiglia Malocello (o Maroxello) era tra le più nobili di Genova, distinta per cariche pubbliche ricoperte e per le grandi, memorabili imprese compiute.

Essa compare sin dal 1099 nelle cronache genovesi forse derivava dalla valle del Polcevere dove possedeva dei beni. A Celle, Varazze ed Albissola ebbe altri cospicui possedimenti, tanto da potersi ritenere a capo di un piccolo stato feudale. Tra il 1114 e il 1240 diede a Genova ben 11 consoli, a Lucca e Bologna un podestà e due vescovi.

Nel 1235 Carbone Malocello comandava 12 navi e riuniva a bordo di esse tutti i genovesi di ceuta per esigere da l sultano riparazioni per depredazioni commesse ai loro danni. Una femmina della casata andò sposa nel secolo XIII ad un Giudice regnante ad Arborea. Un Jacopo fu l’ammiraglio genovese che fu sconfitto dai Pisani nel 1241 nella battaglia del Giglio. Nella villa di Pietro Malocello fu avvelenato il doge Simon Boccanegra.

Si tramanda che Lanzarotto Malocello abbia avuto i propri natali in Varazze, ove oggi esiste una antica via del centro dedicata al suo nome. Alcuni membri della famiglia presero servizio in Francia come capitani di galee verso il 1340 e, nel tempo,francesizzarono il loro nome in “Maloisel”.

Il francese Charles De la Ronciere, uno dei più grandi esperti e studiosi in materia, rese noto che secondo un documento della Biblioteca Nazionale di Parigi, nell’anno 1659 una famiglia di gentiluomini normanni De Maloisel avrebbe rivendicato al merito di un suo antenato, Lancelot Maloisel, la qualità di primo scopritore delle isole Canarie, attestando che egli sarebbe approdato nel 1312 in un’isola che gli indigeni chiamavano Titeroygatra, nella quale avrebbe vissuto e regnato, avendo residenza in un castello, per oltre venti anni, sino a quando gli stessi indigeni, con l’aiuto dei vicini delle altre isole, non lo avrebbero scacciato.

Anche l’anonimo Frate francescano spagnolo, autore del notissimo “Libro del Conoscimiento” parla di Malocello, asserendo però che questi sarebbe stato ucciso dagli isolani.

Lo sbarco di Lanzarotto Malocello alle Canarie, per tutta una serie di motivi e di considerazioni, prevalenti e maggioritarie tra gli studiosi, puo’ collocarsi temporalmente nell’anno 1312.

Egli, partito da Genova alla ricerca dei coraggiosi fratelli Vivaldi, giunse nell’isola allla quale diede il suo nome,la Lanzarota (oggi Lanzarote), situata a sud della più piccola “Alegranza”, se ne impadronì e, a presidio del proprio dominio e di quello della Repubblica di Genova, vi costruì un castello, di cui due posteriori avventurieri francesi, Juan de Betancourt e Gadifer de la Salle, al loro arrivo a Lanzarote nel 1402, trovarono i resti diroccati.

Come già detto, però, è solo nel 1339 che appare la prima carta che menziona la “Insula de Lanzaroto Marocellus”, mentre più tardi, nel 1367 compare la carta dei fratelli Pizigani con il gruppo delle Canarie quasi al completo e, fatto inedito, sulla Lanzarota è disegnato lo stemma genovese e navi genovesi si notano veleggianti verso il sud.

Il nome di Lanzarotto Malocello e la bandiera genovese, stesa sul suolo in segno di jus di primo scoprimento, da allora in poi, vennero ripetuti su tutti i documenti cartografici che ci sono rimasti, marchio indelebile della scoperta italiana.

Si può ritenere, in proposito, che l’insistenza nella riproduzione dell’emblema di Genova dovesse significare per i cartografi del tempo non solo la priorità della scoperta del Malocello ma anche il segno di possesso o di protettorato politico dello Stato genovese.

Da allora le Isole Canarie durante il secolo XIV furono incessante meta di imbarcazioni provenienti da genti del mediterraneo e dalle coste portoghesi, allo scopo di esercitare il commercio e la tratta degli schiavi.

Il viaggio di Lanzarotto Malocello e la sua epica impresa, culminata nella scoperta delle Canarie, ha quindi il merito di aver infranto e sfatato il mito delle Colonne d’Ercole che,fino a quel momento,si ergevano, oscure e minacciose, a ricordare ai navigatori il limite invalicabile oltre il quale non era consentito andare, aprendo così la via alle altre scoperte geografiche ad opera di altri coraggiosi esploratori.

Appare doveroso, pertanto, rendere il giusto merito a questo intrepido navigatore italiano, ancora oggi sconosciuto ai più.

E’ anche per colmare questa lacuna che due nazioni, la Spagna e l’Italia, si apprestano a celebrare nel 2012 il settimo centenario di questo importantissimo avvenimento storico-geografico, che dagli storici è considerato, a pieno titolo, di valore equivalente al viaggio asiatico di Marco Polo, al raggiungimento delle Indie di Vasco de Gama e alla scoperta dell’America di Cristoforo Colombo.

(Avv. Alfonso Licata)


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NATURE VIVE all'Hortus Urbis | Laboratorio per bambini

Domenica 23 settembre 2012 dalle ore 10,30 a ll'Hortus Urbis, l'orto antico romano nel cuore Parco dell'Appia Antica, prendono avvio le attività autunnali all'aria aperta per bambini con “Nature Vive”, a cura di StudioArturo, un laboratorio di manipolazione degli elementi naturali dell’orto e del bosco per la costruzione di travestimenti, dalla testa ai piedi. I bambini per un giorno si trasformeranno in rose principesse e pigne cavalieri.

Alle 10.15 registrazione

Quota di partecipazione: 5 euro / 3 euro con CartaAmici

Età: 3 anni (consigliata la presenza di un genitore) - 12 anni

 

A seguire pic nic con i prodotti dell’orto a cura di Eutorte.

 

Inoltre dalle 11.00 Kundalini Yoga for Africa nell’orto a cura di Slow Food Roma con Tommaso Nam Darshan Singh. Lezioni di Yoga a contributo libero per il sostengo al progetto di Slow Food Mille Orti in Africa. Le attività sono per adulti, è consigliato indossare un abbigliamento comodo (tuta) e portare un tappetino oppure un plaid o un telo da stendere sull'erba. Yoga nell'orto si ripeterà il 30 settembre e il 7 ottobre.

Prenotazioni e informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., cell: 320 08 44 751


Per arrivare

Hortus Urbis presso l'ex Cartiera Latina, via Appia Antica, 42 o 50 (accanto alla fontanella).

In bici: ciclabile Cristoforo Colombo e Circonvallazione Ardeatina.

Bus: 118 e 218 sull'Appia Antica (Fermata Domine Quo Vadis) o 30express, 714 e 715 (Fermata Cristoforo Colombo/Bavastro o Cristoforo Colombo/Circonvallazione Ostiense) e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

In macchina: parcheggiare via Carlo Conti Rossini, Largo Gavaligi, via Omboni, via Scott e dintorni e percorrere la Circonvallazione Ardeatina nel parco Scott.

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Sta per partire il Festival dell'ecologia e della solidarietà organizzato da Legambiente Lazio nel Parco della Garbatella per festeggiare i suoi 25 anni di attivita'.

Un weekend lungo, dal 13 al 16 settembre, pieno di attività all'insegna delle buone pratiche ambientali e di tutela del territorio con un programma di laboratori variegato e interessante. Le attività si svolgeranno dalle 16 fino a tarda serata da giovedì a sabato, mentre nella giornata conclusiva di domenica inizieranno già dalla mattina alle ore 11.

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VENERDI’ 20 LUGLIO SERATA ASTRONOMICA AGLI ACQUEDOTTI

Serata speciale con le stelle

Immersi nell’atmosfera dell'area degli Acquedotti nel Parco Appia Antica, allo scendere del buio potremo sollevare gli occhi dalla terra al cielo per osservarne le bellezze guidati dagli astronomi.
Una proiezione introduce al fascino dell’astronomia, mostra le immagini della luna e presenta quanto verrà osservato direttamente subito dopo, grazie ai telescopi e al puntatore luminoso: Marte, Saturno, stelle doppie, ammassi di stelle e costellazioni. Durante l’osservazione, un astronomo ci farà scoprire come, nell’antichità, sono nati i nomi delle costellazioni, le relazioni tra stelle e mitologia e l’importanza del rapporto uomo-cielo nella vita quotidiana.
Costo 16 € (13 con Carta Amici del Parco) è necessaria la prenotazione per prenotare contattare 3473614568.

CARTIERA LATINA: UN LUNGO FINE SETTIMANA DI SPETTACOLI

SABATO 21

Tango dell'amore avvelenato
Sette storie d'amore finite male, al ritmo della coinvolgente musica del tango- Spettacolo della Compagnia Raccontamiunastoria di e con Matteo Ciocci, Natalia Foggia e Roberta Montisci alla fisarmonica. Ore 21 Cartiera Latina. Costo 10 euro (8 con Carta Amici).
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

DOMENICA 22 E LUNEDÌ 23

Passeggiata Shakespeariana
I più famosi pezzi del Bardo nella suggestiva cornice del Parco Regionale Appia Antica , proposti in lingua originale (Inglese) dagli allievi del III anno della Link Academy - Accademia Europea dell'attore e la regia di Paola Balbi.
Ore 20 Cartiera Latina. Offerta libera a favore dei progetti per l’accessibilità promossi dal Parco.

Informazioni: 06 5135316 o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LUGLIO IN MUSICA AL CASALE DI TOR FISCALE: GLI APPUNTAMENTI DEL FINE SETTIMANA

Venerdì 20 alle ore 21

Live Music con Peppe Arena

Ingresso gratuito.

Servizio bar, possibilità di cenare su prenotazione al 333 6891754 - 328 1623639


Sabato 21 alle ore 21


60's soules and rudies night
Selezioni soul, freakbeat, italianbeat e rocksteady a cura di Mr.Dublin e DJ Horneymonkey


Ingresso gratuito.

Servizio bar, possibilità di cenare su prenotazione al 333 6891754 - 328 1623639

 

Il Casale del Fiscale è in via dell’Acquedotto Felice, 120

http://www.torredelfiscale.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=44&Itemid=27

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