DANIELE TITTARELLI

Uno spirito libero dai molti risvolti

Raramente questo spazio, calibrato su figure di stretta contemporaneità ma provviste di esperienze significative nella discografia ufficiale, è dedicato a giovani promesse notate nelle loro apparizioni in progetti altrui. Tittarelli – dalla sua un paio di buoni dischi da leader, passati tuttavia un po’ in sordina – è un musicista originale: artista (e persona) assai sensibile, rappresenta una certezza che ha solo bisogno di essere coltivata nel giusto modo. Memorabili, più dei dischi, le sue collaborazioni con musicisti più o meno quotati, qualche assolo che dipana una pronuncia personale, non derivativa.
Sax contralto, ben consapevole dei mezzi messi a disposizione dalla storia, non ama imitare il suono dei suoi predecessori e nelle sue influenze si potrebbero elencare soprattutto una serie di tenori: da Coltrane a Rollins e Dexter Gordon. «Mi è sempre piaciuto il contralto, ma non sono mai stato affascinato dal suo suono cristallino e puro, come quello di Art Pepper: preferisco ricercare toni più scuri, da tenore. Comunque tra gli altisti il mio preferito è Cannonball Adderley, secondo solo a Parker».
In effetti ascoltandolo dal vivo, Tittarelli si impone per il timbro strumentale, la sintassi personale ed esclusiva, quasi un’urgenza espressiva che svela desiderio di libertà e ricerca di indipendenza.
Nato a Roma trentaquattro anni fa, non è seguito da manager, agenzie e uffici stampa; è riservato e un po’ anticonformista. Il quartiere di residenza è Garbatella, uno di quei luoghi belli e popolari della Roma di una volta che, un po’ per merito della presenza di studenti, per lo più fuorisede, e di immigrati, è crocevia cosmopolita di culture ed espressioni e ha accolto personaggi underground indimenticabili: nel jazz, Danilo Terenzi; nel teatro e nell’improvvisazione tout court, Victor Cavallo. Una tipica romanità che ciclicamente rispunta anche nel percorso di Tittarelli: basti citare il suo brano Like Cafù, evidentemente dedicato al calciatore brasiliano che in quegli anni scaldava i cuori dei romanisti.
Giovane ma enciclopedico, vanta studi musicali (sassofono alla scuola di Testaccio, un paio di anni al conservatorio di Latina, poi allievo di Mario Raja) e subito dopo le prime vere esperienze. Collaborazioni con lo stesso Raja, l’orchestra giovanile romana diretta da Bruno Tommaso, l’orchestra dell’Ismez diretta da Paolo Damiani. E poi le sperimentazioni più trasgressive: avventure nelle musiche africane, e nel gruppo technopop I.H.C., con il quale incide un disco, e nella sua costola nu jazz Jazz Guerrilla.
«In realtà ultimamente ci siamo fusi, formando una nuova versione di I.H.C., formazione estesa, con Giovanni Di Cosimo alla tromba, Pino e Paolo Pecorelli, Luca Venitucci alle tastiere e alla fisarmonica e altri. Ciò che mi coinvolge molto è proprio riuscire a imporre la mia voce, sempre e comunque inquadrabile nel jazz, in contesti differenti, magari come questo di matrice improvvisata ed elettronica».
Inoltre, Tittarelli è leader di un quartetto stabile con Pietro Lussu al pianoforte, Vincenzo Florio al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria, che ha inciso in studio «Jungle Trane» (Wide, 2002). «Per le note di copertina andai da Roberto Gatto una sera a Villa Celimontana; gli chiesi di ascoltare il disco e lui rimase colpito. Dopo un anno mi chiamò a suonare». Ed è lì che Daniele riesce a mettersi in evidenza. Poi arriva la conferma da parte di Maurizio Giammarco per partecipare alla Parco della Musica Jazz Orchestra, perché Daniele era già nel Roma Jazz Ensemble di Corvini e Iodice che è lo zoccolo duro della Pmjo. La consacrazione è battezzata anche da Enrico Rava che lo vuole nel suo gruppo di giovani, Rava Special Edition, al fianco di Mauro Ottolini, Giovanni Guidi, Dan Kinzelman, Stefano Senni.
Daniele è intervenuto anche in «Dances» della M.J. Urkestra di Roberto Spadoni, «Suspended» di Pino Iodice, «Logorhythms» di John Arnold, «Don’t Stop Your Mind» di Gianluca Renzi; vanta esperienze nei Six Sax e nel Di Gennaro Quartet. Il suo secondo disco, «No Hay Banda», pubblicato nel 2009, è realizzato con i medesimi musicisti del precedente. Si esibisce in diverse altre formazioni e ne dirige una molto, molto curiosa: un quartetto con un altro sassofono contralto, quello di Carlo Conti, su repertorio di Ornette Coleman. Decisamente consigliabile.

(foto di Roberto Cifarelli)

Federico Scoppio
fonte http://www.musicajazz.it/columns/103
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Progetto squisitamente interdisciplinare, Stocos di Muriel Romero e Pablo Palacio unisce alla danza, una delle più antiche forme di espressione, la sperimentazione creativa attraverso l’informatica e l’intelligenza artificiale in campo visivo e sonoro. In questo lavoro due danzatrici si muovono in una scenografia composta da video-proiezioni, luci e dalla presenza anche di suoni o, come li chiamano gli autori, gesti sonori, irradiati attraverso un sistema di diffusori che circonda il palcoscenico ma anche il pubblico. Tuttavia sono gli stessi danzatori con il loro movimento a mutare questo ambiente interagendo vuoi con le proiezioni che con il sonoro in una griglia aperta di possibilità. Lanciato un impulso a loro volta i danzatori si trovano a rispondere a quanto le macchine creano, in una rete inestricabile di influenze reciproche, che crea così situazioni di grande suggestione. Parte conclusiva di una trilogia centrata sull’interazione tra il gesto danzato, l’immagine e il suono.

palladium,garbatella
18 novembreh20.30 @Palladium
Stocos

PABLO PALACIO AND MURIEL ROMERO

La stocastica è una sequenza di eventi in parte selettivi e in parte aleatori, infatti il titolo Stocos deriva dal fatto che tutto il suono e la musica del pezzo sono generati dallo "scratch" utilizzando la sintesi della stocastica; una composizione di procedure algoritmiche rigorose concepita in origine da Iannis Xenakis, che fa uso della distribuzione di probabilità per produrre la pressione della curva del suono. Queste strutture matematiche definiscono inoltre alcune sequenze dei movimenti danzatori e incidono sullo sciame dell’immaginario visivo. È infatti grazie a questi processi che Romero per la coreografia, Palacio per la musica e Daniel Bisig per la parte visiva hanno creato questa fusione di linguaggi dove è impossibile separare la creazione coreografica da quella sonora e visiva, che formano una rete inestricabile.

Da un’idea di Pablo Palacio, Muriel Romero
Coreografia Muriel Romero

Interpreti Begoña Quiñones, Muriel Romero
Composizione del suono in 8 canali Pablo Palacio
Simulazione visiva interattiva Daniel Bisig
Produzione Muriel Romero, Pablo Palacio
Co-produzione Mercat de les Flors, Comunidad de Madrid
con il sostegno UnterwegsTheater (Heidelberg, Germany), Teatros del Canal (Madrid)
Ringraziamenti Sergio Luque Ancona, Robert Wechsler

in coproduzione con Istituto Cervantes - Roma

Compositore e psicologo, Pablo Palacio pone al centro del suo lavoro la trasformazione del suono. Le sue creazioni sono andate in scena su prestigiosi palcoscenici internazionali. È professore di ambienti sonori per il Máster de Práctica Escénica Contemporánea y Cultura Visuela de la Computer Science Department, University of Alcalá A Madrid.

Vai sul sito di Pablo Palacio

Muriel Romero, danzatrice e coreografa.Ha vinto diversi premi internazionali, è stata ballerina solista in alcune delle più prestigiose compagnie di danza ed ha lavorato con i maggiori coreografi internazionali. Attualmente la sua ricerca si concentra sulla relazione ed interazione tra danza e gesti sonori nelle sue opere Acusmatrix, Catexis e Stochos. Insegna presso il Conservatorio di Madrid e l'Università UAH (Madrid).

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Il Turno di notte lo fanno le stelle

Lunedì 12 novembre 2012 alle ore 18, presso il Teatro Palladium, in piazza Bartolomeo Romano 8 (Garbatella), OH!PEN organizza la presentazione e proiezione de "Il Turno di notte lo fanno le stelle" scritto da Erri De Luca per la regia di Edoardo Ponti. Film in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. All'incontro prendono parte l'autore Erri De Luca, il regista Edoardo Ponti, l'attore Enrico Lo Verso,  le produttrici del film e il Presidente del Municipio Roma XI Andrea Catarci. L'iniziativa si svolge con il patrocinio del Municipio Roma XI. Ingresso gratuitoInvito

 

 

Durante l'evento sarà possibile acquistare in anteprima il DVD "Il turno di notte lo fanno le stelle" edito Feltrinelli e il libro"La doppia vita dei numeri" di Erri De Luca edito Feltrinelli in uscita in libreria il 14 novembre 2012. Il merchandising del film è curato da RefugeeScart
In collaborazione con RedCycle lab sarà allestito un set fotografico. Ci sarà un piccolo buffet offerto da Feltrinelli editore.

 

"Il Turno di Notte lo fanno le Stelle"
Un uomo solitario e una donna sposata scalano una parete nelle Dolomiti. Lui ha appena affrontato un trapianto di cuore, lei un’operazione a cuore aperto. Si sono promessi quella scalata nei giorni di attesa in corsia. La loro intesa e complicità sfiora l'amore, però è altra cosa: è ringraziamento fatto all'aria aperta per i nuovi battiti del cuore. La cima raggiunta è il punto di partenza per la vita restituita.

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GIOVEDI 1 NOVEMBRE 2012

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Sabato 3 Novembre ore 18.30

 

 

 

Esposizione Collettiva di Arte Contemporanea: Secondo Ciclo Espositivo del Premio Art Caffè Letterario Prima Edizione.
A Cura: Pamela Cento, Sonia Mazzoli.
Coordinator: Valentina Marin.
Artisti: M. Anatrella, A. Anemona, C. Ascolinio, R. Attanasio, S. Balice, S. Bertoni, N. Caltabiano, G. Cerocchi, S. Cipolletti, D. Cozzi, S. De Gennaro, M. Di Carlo, M. Forcina, S. Frasca, P. Gemelli, U. Malatesta, S. Manni, P. Marrocco, C. Mascaro, A. Mattei, Occhio di Ra, D. Panebianco, R. M. Rocca, Luigi Rodio, M. Ruggeri, P. Schifano, S. Vallarano, G. Zaccaria.
Dove: Caffè Letterario, Via Ostiense 95, Roma (Metro Piramide).
Quando: Da sabato 3 novembre a venerdì 16 novembre 2012.
Inaugurazione: Sabato 3 novembre, dalle ore 19.00 alle 22.00; alle ore 21.00: Performance di pittura sul corpo di A. Mattei.
Info: 3492847925 - www.artcaffeletterario.com - www.centoproduzioni.com
Ufficio Stampa: Federica Camilloni.
Produzione: Caffè Letterario - Cento Produzioni Arte & Comunicazione.
Sabato 3 novembre si inaugura, dalle 19.00 alle 22.00, il Secondo Ciclo Espositivo del Premio Art Caffè Letterario, Premio che incentiva e promuove il talento artistico. Dedicato a tutti i generi e i linguaggi dell’arte, consente ai fruitori di poter ammirare interessanti opere che mostrano le tendenze attuali dell’arte. Il Caffè Letterario, nato nel 2008 dal recupero di un ex garage, nel tempo è diventato un contenitore delle arti unico a Roma, ubicato tra la Piramide Cestia, il Gazometro e i Mercati Generali, si presenta nei suoi mille metri quadri come crocevia di cultura, design ed arte.
Le selezioni per i prossimi step espositivi del Premio Art Caffè Letterario sono ancora aperte.
Il Comitato di Direzione Artistica del Premio è composto dagli Architetti Vincenzo Pultrone e Domenico Pasqua e dalle curatrici dall’esperienza Internazionale Pamela Cento e Sonia Mazzoli.
Per il Secondo Ciclo Espositivo del Premio in esposizione fino al 16 novembre le opere d’arte di ventotto artisti provenienti da tutta Italia: M. Anatrella, A. Anemona, C. Ascolinio, R. Attanasio, S. Balice, S. Bertoni, N. Caltabiano, G. Cerocchi, S. Cipolletti, D. Cozzi, S. De Gennaro, M. Di Carlo, M. Forcina, S. Frasca, P. Gemelli, U. Malatesta, S. Manni, P. Marrocco, C. Mascaro, A. Mattei, Occhio di Ra, D. Panebianco, R. M. Rocca, Luigi Rodio, M. Ruggeri, P. Schifano, S. Vallarano, G. Zaccaria.
Alle ore 21.00 performance di pittura dell’artista Annarita Mattei, realizzazione pittorica sul corpo delle modelle Daniela D' Angelo e Gabriella Teodosio.
UFFICIO STAMPA
Federica Camilloni
3278118016
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10 - 28/10/2012

60 anni di Made in Italy

Protagonisti dello Stile Italiano
Tipologia: Arti Applicate

Dal 10 al 28 ottobre un percorso espositivo per raccontare la storia dei protagonisti del “made in Italy” attraverso alcune creazioni dalla gloriosa alta moda dal 1950 ad oggi.

I grandiosi ambienti della Centrale Montemartini faranno da scenario alla retrospettiva “60 anni di made in Italy”, una mostra promossa dall’Assessoratoalle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale e dall’Assessorato alle Attività Produttive, al Lavoro ed al Litorale di Roma Capitale, con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana e in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Il progetto espositivo ideato da StilePromoItalia e curato da Fiorella Galgano ed Alessia Tota, dal 10 al 28 ottobre, renderà omaggio alla genialità e sapere sartoriale di alcune figure di spicco della moda e del design che, oltre a contribuire alla nascita del made in Italy, sono riusciti nel tempo ad imporre in tutto il mondo il proprio stile e gusto estetico, determinando quello che oggi è l’inconfondibile “stile italiano”.

L’allestimento, progettato da Elio Frasca ed Antonio Palazzo e coordinato da Camilla Di Biagio, racchiude circa un centinaio di capi storici, con alcuni oggetti “cult” dell’accessorio: tutte opere inedite a testimonianza dello stile e per cui ciascun protagonista della moda italiana si è distinto ed affermato.

Si potranno, dunque, ammirare alcune spettacolari creazioni da red carpet, indossate per le prèmiere o per la “notte degli Oscar” dalle più celebri top-model e celebrities, o ancora realizzate per indimenticabili personaggi del cinema internazionale, piuttosto che riflesse nelle arti visive o adattate ai palcoscenici della lirica. E, ancora, capi preziosi e incomparabili per la sperimentazione nei tessuti e la ricerca e l’uso di materiali sofisticati.

Fra le griffe in esposizione per l’ Alta Moda femminile: Renato Balestra, Franco Ciambella, Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Sorelle Fontana, Egon Furstenberg, Galitzine, Gattinoni, Lancetti, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Lorenzo Riva, Sarli,  Schuberth, Valentino.

Per l’ Alta Moda maschile saranno presenti i modelli di Brioni, Maison Litrico Roma.

Infine, il Prêt-à-Porter con Emilio Pucci, Walter Albini, Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Mariella Burani, Roberta di Camerino, Helietta Caracciolo, Roberto Cavalli, Enrico Coveri, Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Nazareno Gabrielli, Genny, Gherardini, Gucci, Krizia, La Perla, Max Mara, Missoni, Moschino, Prada, Ermanno Scervino, Luciano Soprani, Trussardi, Versace.

L’esposizione “60 anni di made in Italy” trae origine dal successo di un precedente percorso-moda intitolato “Cinquant’anni di moda italiana”, realizzato all’estero, di concerto con il Ministero Affari Esteri d’Italia, le Ambasciate d’Italia e gli Istituti Italiani di Cultura.

Un circuito di oltre trenta tappe, in cui la mostra è stata sempre ospitata in musei prestigiosi: in America del Sud dal complesso culturale Julio Préstes in San Paolo al Bellas Artes Museum di Rio de Janeiro e l’Italian Museum of Art di Lima. Nel Far East, dal’ Odakyu Museum di Tokyo al Korean Institute of Design di Seoul, al Victoria Memorial Museum a Kolkata, la National Art Gallery di Kuala Lumpur, l’International Finance Centre di Hong Kong e il Taipei Fine Arts Museum di Taipei .

In Europa l’esposizione è stata allestita a Lione (Museé des Tissus et Art Decoratif), Mosca (Petrovsky Passaj), Kiev (Khanenko Museum), Varsavia (Sciences and Culture Palace), Atene (Istituto Italiano di Cultura), quindi Vienna (Museumquartier) e Bratislava (Museo Civico).

Dopo la mostra alla Centrale Montemartini, “60 anni di made in Italy” sbarcherà a Città del Messico, presso il Museo Franz Mayer, per essere inaugurata nel marzo 2013 con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura.

Curatore/i

Fiorella Galgano ed Alessia Tota

Informazioni

Orario

Da Martedì a Domenica ore 9.00-19.00
Chiuso il lunedì.
La biglietteria chiude 30 minuti prima

Biglietto d'ingresso

Ingresso ordinario
Intero € 6,50
Ridotto € 5,50

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza):
Intero: € 5,50
Ridotto: € 4,50

Biglietto integrato Musei Capitolini + Centrale Montemartini (valido 7 giorni)
Intero: € 14,00
Ridotto: € 12,00

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza):
Intero: € 13,00
Ridotto: € 11,00

In occasione di eventi culturali il prezzo del biglietto può subire variazioni

Prenotazioni:
Gruppi (max 30 partecipanti): è disponibile un servizio di visite guidate, a scelta tra percorso museo e/o percorso mostra
È disponibile un servizio di prenotazione per gruppi, (max 30 partecipanti): costo addizionale per la prenotazione € 25,00
Scuole (max 30 partecipanti): è disponibile un servizio di visite guidate; è richiesta la prenotazione del turno di ingresso
Prenotazione 060608 (tutti i giorni 9.00 – 21.00)

La prenotazione per singoli visitatori è possibile solo con il pre-acquisto online del biglietto di ingresso

Gratuità e riduzioni

Informazioni

060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00)

Organizzazione

Promossa da: Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali, Assessorato alle Attività Produttive, al Lavoro e al Litorale

Con il patrocinio di: Camera Nazionale della Moda Italiana

Ideazione manifestazione: Stile Promo Italia

Produzione ed organizzazione: Studio Galgano

Ideazione e produzione allestimento: A TO ZEE Fashion

Con la collaborazione di

Acea
Banche Tesoriere del Comune di Roma: BNL – Gruppo BNP Paribas, UniCredit Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena
Acqua Claudia
Finmeccanica
Il Gioco del Lotto

Con il contributo tecnico di

Atac
La Repubblica

Supporto organizzativo e servizi museali: Zètema Progetto Cultura

 


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Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini

di e con Julia Borretti e Titta Ceccano

musiche in scena Roberto Caetani

regia Julia Borretti

produzione Matutateatro _ MatSpazioTeatro

La storia d’amore tra Irene e Tommaso nella Roma degli anni Cinquanta, la lingua sperimentale di Pasolini, le canzoni romane di una volta.Un concerto per voci recitanti e chitarra, un lavoro che guarda al teatro di narrazione.

Garbatella ci è nato tra le mani, quasi per caso. È nato dall’incontro con una “Una Vita Violenta”, il secondo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Avvicinarsi a Pasolini, uomo, artista e intellettuale complesso, è sempre molto imbarazzante, ma è lui stesso che inaspettatamente ci ha messo a nostro agio. La storia d’amore tra Tommaso e Irene nella Roma degli anni ’50 ci ha fatto scoprire un Pasolini semplice e non cerebrale, profondamente umano. Quella che il poeta ci racconta è infatti una storia d’amore semplice e umana dove il comico e il tragico si inseguono per svelare la poesia della vita. E quella che noi oggi raccontiamo è una storia d’amore che, nel solo spazio di un racconto, vorrebbe unire le generazioni: quelle che quegli anni li hanno vissuti e quelle più giovani che possono farne memoria.

I due giovani s’incontrano fortuitamente, si conoscono, si danno appuntamento e a fare da sfondo è la Roma della ricostruzione, la Roma in bianco e nero, popolata da bambini vocianti nei cortili e da ragazzi coi pantaloni all’americana che riempiono le sale fumose del cinematografo. Ed è proprio il cinema il testimone del loro amore, al cinema si consumano i momenti più significativi della loro storia, là dove Pasolini crea un corto circuito tra il comico e il tragico.
La potenza della parola pasoliniana guida l’intero racconto, e nulla vuole distogliere l’attenzione da essa: una scenografia essenziale, la musicalità della chitarra, i movimenti scenici necessari, sono tutti al servizio della narrazione.

Al Teatro a l'Avogaria
martedì 5 novembre 2013, ore 21:00

Prenotazioni
041.0991967 | 335.372889

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

TEATRO: GARBATELLA UN VIAGGIO NELLA ROMA DI PASOLINI APRE A VENEZIA LA STAGIONE TEATRALE DELL’AVOGARIA

Martedì 5 novembre 2013, a Venezia, prende il via il ciclo de i Martedí dell'Avogaria" , rassegna teatrale che presenta alcuni fra gli spettacoli più interessanti della nuova scena drammaturgica nazionale. Presso lo storico Teatro dell'Avogaria, Venezia, Dorsoduro 1607, Corte Zappa, ore 21.00, appuntamento con "Garbatella", viaggio ideale nella Roma delle borgate pasoliniane per la regia di Julia Borretti. Un concerto per voci recitanti e chitarra che narra la storia d'amore tra Irene e Tommaso, un rapporto dove il comico ed il tragico si inseguono per svelare la poesia della vita ed il confronto tra generazioni differenti. I due giovani s’incontrano fortuitamente, si conoscono, si danno appuntamento e a fare da sfondo è la Roma della ricostruzione, una Capitale in bianco e nero, popolata da bambini vocianti nei cortili e da ragazzi con pantaloni all’americana che riempiono le sale fumose del cinematografo. Ed è proprio il cinema il testimone del loro amore, al cinema si consumano i momenti più significativi della loro storia ispirata da "Una vita violenta" il secondo romanzo di Pasolini. La potenza della parola pasoliniana guida l’intero racconto, e nulla vuole distogliere l’attenzione da essa: una scenografia essenziale, la musicalità della chitarra, i movimenti scenici necessari, sono tutti al servizio della narrazione. L’Associazione Teatro a l’Avogaria, nasce nel 1969 dalla passione e dalla tenacia di Giovanni Poli, già fondato

re del Teatro Universitario Cà Foscari di Venezia, e dagli esordi si pone come laboratorio di ricerca che coniuga un metodo d’improvvisazione teatrale tra la Commedia dell’Arte e le Teorie dell’Avanguardia. In più di quarant’anni di attività ha prodotto oltre sessanta spettacoli tra cui la “Commedia degli Zanni” rappresentata con successo sui più importanti palcoscenici internazionali. Riconosciuta come uno dei centri di formazione professionale di riferimento nel Triveneto, ogni anno organizza corsi, dedicati ad appassionati e professionisti, su discipline quali recitazione, Commedia dell’Arte, dizione, storia del teatro, canto, tecnica dell’interpretazione. Gli spettacoli della Rassegna “I Martedì all’Avogaria”, fino al 12 dicembre 2012, su prenotazione telefonica ai numeri 0410991967-335372889.

tratto da

http://www.agenparl.it/articoli/news/cultura/20131104-teatro-garbatella-un-viaggio-nella-roma-di-pasolini-apre-a-venezia-la-stagione-teatrale-dell-avogaria

 

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DNA - DANZA NAZIONALE AUTORIALE: II SERATA

20 ottobre h20.30 @ Palladium

Con Cameo, Buscarini / Camiloti / de la Fe presentano un elegante trio dalle atmosfere noir. In scena sfilano personaggi dai profili sinistri che intrecciano misteriose relazioni rese da rigorose geometrie di movimento, suoni che sottolineano la suspense e tagli di luce che rimandano alle inconfondibili pellicole firmate da Alfred Hitchcock. Attraverso la rottura delle convenzioni narrative cinematografiche e della corrispondenza immagine/suono/linguaggio non verbale, Cameo propone un dinamico, surreale e misterioso gioco che mette in discussione la percezione dello spettatore.
Folk-s will you still love me tomorrow? di Alessandro Sciarroni è ispirato allo Schuhplattler (battitore di scarpe), il ballo bavarese e tirolese che consiste nel percuotere con le mani le proprie gambe e calzature. Questo lavoro infatti nasce da una ricerca sulla danza popolare di tradizione, e ha originato anche un particolare metodo di creazione coreografica: Sciarroni lo definisce «pratica performativa». In Folk-s will you still love me tomorrow? la forma preesistente di danza, geograficamente e culturalmente decontestualizzata, è presa come regola cui gli interpreti aderiscono come mossi da una volontà misteriosa. Il movimento e il pensiero folclorico tornano ad apparire in una radicale metamorfosi, tra reiterazione all’infinito e scatenamento.

PROGRAMMA

RICCARDO BUSCARINI CAMEO

Da un’idea di Antonio de la Fe
Compagnia TIR DANZA/Riccardo Buscarini
Coreografia e interpretazione Riccardo Buscarini, Mariana Camiloti e Antonio de la Fe
Assistente alle Prove Letizia Mazzeo
Disegno luci Michael Mannion
Suono Alberto Ruiz Soler (include Girlie Tent di Muir Mathieson)
Assistenti ai Costumi Julia Kalache e Mariapia Mineo
Assistente alla scenografia Cecilia Massoni
Trucco Ieva Dubinkaite
Fotografia Chris Parkin
Lavoro finalista a The Place Prize for Dance 2011, sponsored by Bloomberg, Londra.

ALESSANDRO SCIARRONI FOLK-S WILL YOU STILL LOVE ME TOMORROW?

Invenzione, drammaturgia Alessandro Sciarroni
Folk-dancer, interpreti: Marco D'Agostin, Pablo Esbert Lilienfeld, Francesca Foscarini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Francesco Vecchi
Faith coaching Rosemary Butcher
suono, training e casting Pablo Esbert Lilienfeld
consulenza coreografica Tearna Schiuichplattla
Consulenza drammaturgica e casting Antonio Rinaldi
direttore di produzione Marta Morico,
cura e promozione Lisa Gilardino
organizzazione Benedetta Morico
uffico stampa Beatrice Giongo
Progetto Archeo.S - System of Archeological Sites of the Adriatic Seas
cofinanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliera Cross-Border Cooperation IPA-Adriatico
produzione Teatro Stabile delle Marche e Corpoceleste_C.C.00#
e con Inteatro, Amat-Civitanova Danza per “Civitanova Casa della Danza”, Centrale Fies, Centro per la Scena Contemporanea – Comune di Bassano del Grappa
Sviluppato all'interno del progetto ChoreoRoam Europe: Comune di Bassano del Grappa, The Place/London,
Dansateliers/Rotterdam, Dance Week Festival/Zagreb e Certamen Coreográfico de Madrid

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5 ottobre h17.30 - 20.30 @ Opificio Telecom Italia - Ingresso libero

A cura di Marco Maria Gazzano

h17.30 Conferenza di Marco Maria Gazzano e Nicola Sani sul tema: Nam June Paik e John Cage, a poetry of infinite possibilities

in collaborazione con Fondazione Isabella Scelsi

Si esibirono per la prima volta insieme a Colonia in Germania nell’Ottobre del 1960: John Cage suonava, Nam June Paik gli faceva uno shampoo. Iniziava così un sodalizio all’insegna dello spirito ludico e irriverente del movimento FLUXUS che sarebbe nato di lì a poco, di cui Cage è stato il primo ispiratore e Paik uno dei portabandiera. Pioniere della videoarte, l’artista coreano ha infatti dedicato al compositore statunitense molte opere video, omaggi toccanti, affettuosi e talvolta ironici, tra cui spicca un classico come A Tribute to John Cage, realizzato fra il 1973 e il 1976 e proiettato da Romaeuropa per la prima volta in versione integrale nel nostro paese.
Introdotto da un incontro curato da Nicola Sani e Marco Maria Gazzano su Cage e il suo rapporto con Paik, A Tribute to John Cage è un documento di grande fascino per la presenza anche di personaggi che hanno segnato un’epoca, come il soprano Cathy Berberian, il compositore e pianista David Tudor, fino ad Alvin Lucier, teorico della musica balbuziente cui sono riservati gli interventi più spassosi. Nell'opera si respira l’atmosfera delle avanguardie statunitensi tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, con gli happening che coinvolgevano decine di musicisti, ma anche artisti di ogni genere. Emblematica la ripresa dal vivo a Harvard Square, dell’esecuzione di 4’33" il brano di assoluto silenzio di Cage nel caos della folla di Manhattan. Tra aneddoti, discorsi ed esibizioni di Cage che compone musica aleatoria usando le monetine I Ching, la seduzione di A Tribute to John Cage sta anche nel modo in cui Paik ha realizzato il video, trattando e montando le immagini come suoni di una grande partitura musicale.

Considerato il primo videoartista, Nam June Paik (Seul 1932 - Miami 2006) è celebre per la sua ricerca di nuovi mezzi espressivi applicata alle complesse ambientazioni che combinano la musica, le immagini elettroniche e le videoinstallazioni. Dopo la laurea conseguita a Tokyo con una tesi su Arnold Schönberg, Paik continua gli studi musicali in Germania dove entra in contatto con Karlheinz Stockhausen, Joseph Beuys e John Cage, e partecipa alle azioni del movimento FLUXUS. Il suo debutto alla mostra collettiva Exposition of music-electronic television è considerato l’atto di nascita della videoarte. Dal 1964 si stabilisce a New York dove mette a punto strumenti tecnologici innovativi ed elabora video e installazioni sempre più complesse, coinvolgendo artisti come Cage, Merce Cunningham e il Living Theatre. Presentate nei più importanti musei e rassegne internazionali, le sue opere rimangono fondamentali nel campo della ricerca estetica e dell'immagine in movimento.

Il movimento FLUXUS nasce da un'idea del lituano-americano George Maciunas (1931-1978). I suoi componenti si identificavano sia con la musica e la poesia sperimentale sia con le arti visive. La parola "Fluxus" comparve stampata per la prima volta sugli inviti delle tre conferenze musicali Musica Antiqua et Nova organizzate nel 1961da Maciunas cui avrebbero aderito via via anche Ken Friedman, Ben Patterson, Nam June Paik, Wolf Vostell, Joseph Beuys, Charlotte Moorman, Benjamin Vautier, e in Italia tra gli altri, Giuseppe Chiari, Sylvano Bussotti.

Vai sul sito di Nam June Paik

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Nella vita, a differenza del calcio, non esiste il pareggio. E questo Agostino l’aveva capito presto, molto prima del fischio d’inizio della sua breve partita su questa terra. Come il Nino della Leva calcistica di De Gregori, Agostino Di Bartolomei aveva tirato i primi calci a un pallone in quei campetti della periferia romana, battuti dal sole e venuti su in fretta tra i palazzi in costruzione, negli anni del Boom. Quelli della Roma, erano andati a prenderlo al campo dell’Omi, a Tor Marancia.

E il pischello che dribblava la noia moraviana, con la classe e la solitudine dell’ala destra che portava stampata nell’anima, come il numero "7" degli esordi, di lì a poco sarebbe diventato semplicemente "Ago", il campione. L’amico e il fratello del popolo romanista. Il capitano, la bella bandiera pasoliniana, quando ancora anche nel calcio si poteva parlare di bandiere.

Ago l’idolo di "I Ragazzi della Curva Sud", il numero "10" giallorosso quando Totti era un pupone in fasce e di cucchiaio conosceva solo quello per ripulire il vasetto degli omogeneizzati. Ago l’uomo verticale, che pensava, come Montaigne, che «la vita è fatta di passaggi», a volte lunghi, talora troppo stretti, per la coscienza pulita di un uomo vero. Ago era un filosofo della sfera di cuoio, come Scopigno, e prima di battere quelle punizioni-bomba che «pare le tira dar terrazzo de casa sua» vaneggiavano estasiati i vecchi di Testaccio, rifletteva socraticamente, «so di non sapere», sul mistero dell’esistenza.

Ago che segnava un gol e che invece di esultare pazzo di gioia, mostrando superbo tatuaggi e smitragliando sotto la Sud come un Osvaldo di adesso, se ne tornava serafico a centrocampo, con il pallone sotto braccio, ripensando a un Caravaggio ammirato il giorno prima al museo, assieme al suo maestro di campo: il "Barone" Nils Liedholm. Tutto questo e molto altro, è stato Agostino Di Bartolomei, il simbolo di quella Roma, praticante la religione della zona mista, campione d’Italia dell’83, che arrivò a un passo dal tetto d’Europa… Stadio Olimpico, 30 maggio 1984, finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool: la sua Roma sconfitta alla lotteria dei rigori. «Notte di lacrime e preghiere», cantava affranto il tifoso Venditti, nell’assurda notte della finale persa in casa.


E da quella notte Ago non ebbe più pace. Nonostante le petizioni popolari e persino l’intervento ad arte di Renato Guttuso per far restare "Er Capitano", Di Bartolomei fu costretto a spogliarsi della sua seconda pelle, la maglia giallorossa, per indossare quella del primo Milan berlusconiano.

Un giorno però, il passato ebbro d’amore e il presente avido di rivalsa, gli fecero lo scherzo di incontrarsi e di mandarlo in gol. Segnò lui il 2-1 a mamma Roma, e quella fu l’unica volta che lo videro esultare. Ma era lo sfogo dell’amante tradito. È stato invece il mondo del calcio, da sempre torbido e omertoso, specchio reale di un Paese che raramente premia i gigli dell’onestà, a tradire Ago, l’uomo triste e solitario, che fragile e indifeso, andava incontro al suo tragico finale. A 39 anni, Di Bartolomei come segno di riconoscenza per tutte le emozioni che aveva regalato alla gente degli stadi, chiedeva solamente di poter realizzare un unico sogno: insegnare ai bambini le meraviglie di «questo splendido sport».

Raccontargli la favola del calcio che è fatta di storia aurea come quella dell’antica Roma, di tradizione, di «talento e serietà che, diceva, valgono allo stesso modo». Dire ai più piccoli, non ancora contaminati dal mondo marcio degli adulti, con il tono affettuoso del buon padre: «Ricordati che il calcio è semplicità». Era l’ultimo comandamento, ma quello fondamentale, del suo decalogo. Ago lo aveva scritto e inserito in un Manuale del calcio (ora edito da Fandango, con illustrazioni di Davide Reviati , in libreria dal 24 settembre) che come un cross improvviso è rimbalzato nell’area della memoria, l’unico luogo in cui si attenua un po’ il vuoto e il rimpianto lasciato dalla sua morte. Un manoscritto uscito da uno di quei cassetti richiusi, per sempre, come i suoi segreti di eterno ragazzo cresciuto troppo in fretta e altrettanto in fretta strappato alla vita.

Tragica fatalità, che spesso lista a lutto la storia, vuole che esattamente dieci anni dopo quella finale, il 30 maggio 1994, Di Bartolomei si tolse la vita. Ma non può essere stata quella sconfitta a cambiare l’esito della sua sfida personale. «Di fronte alla grandezza di una vita umana, all’amore di una moglie e di due figli infatti cosa era quella se non una stupidissima partita di calcio?», ha scritto suo figlio Luca. Ed è stato proprio Luca a riaprire quel cassetto di ricordi per trovarci dentro Il Manuale del calcio. Un libro, che come quello del filosofo spagnolo Savater sa di Etica per un figlio.

Un’etica che Ago aveva fatta sua e che voleva divulgare attraverso lo sport più popolare che c’è. Un messaggio di speranza nel futuro, destinato a un calcio che mai come in questo momento dice di voler rimettere al centro i giovani. Pagine che Agostino avrebbe voluto sfogliare durante gli allenamenti con i suoi ragazzi di una scuola-calcio che non è mai nata. Perché tutti, anche quelli che si professavano suoi amici fraterni, una volta finito fuori dal giro gli avevano sbattuta la porta in faccia, etichettandolo ben prima di Zeman, come «non funzionale al sistema». «Anto’, io ti debbo dire una cosa ... Io penso che il calcio è gioco e te sei un uomo fondamentalmente triste», si sente dire Antonio Pisapia, il personaggio del film L’uomo in più di Paolo Sorrentino che si è ispirato alla parabola calcistica ed esistenziale di Di Bartolomei. Ago non era affatto un uomo triste, e quei pochi, a parte la sua famiglia, che avevano avuto il privilegio di conoscerlo da vicino, lo sapevano bene.

Ago era il «Garrone di Cuore», scrive Gianni Mura in prefazione al Manuale del calcio. Ago non era mai sceso a compromessi e di sicuro non si sarebbe mai prestato agli inciuci e agli scandali ricorrenti di Palazzo. Era un uomo saggio, dotato di una curiosità silente, per questo più profonda, che amava leggere, osservare, conoscere e confrontarsi con altre presenze rare del calcio (vedi le sue interviste in fondo al Manuale fatte a Sandro Ciotti, Giampiero Boniperti e Nils Liedholm), con i quali condividere e continuare a difendere il rispetto, prima di tutto per la dignità umana.

Ago il coerente, vista l’assurda velocità che stava prendendo perfino un pallone, aveva solo deciso di vivere e di giocare al suo ritmo naturale: a passo lento. A volte in campo anche troppo, fino a diventare con Prohaska, «lenti a contatto», per l’ala critica e finemente satirica della torcida romanista. Allo sfottò rispondeva con lo sguardo serio dei giusti, ma dentro di sé Di Bartolomei sapeva fin dall’inizio che quello era soltanto un gioco, e ci rideva su. Ed era lo stesso sorriso sornione di un ragazzino che comincia ora, al quale Ago, da un campo lontano, pieno di gigli come lui, gli manda a dire: «Tratta i tuoi piedi esattamente come un pianista di professione… Divertiti. Il calcio è allegria».

 

L'INEDITO
I comandamenti del pallone
l decalogo stilato da Agostino Di Bartolomei nel suo Manuale del calcio, ovvero 10 suggerimenti da tenere a mente per piccoli calciatori «sia che abbiano le doti, la volontà e la fortuna di andare avanti in questo splendido sport, sia che nella loro vita poi facciano altro».

1) Il calcio è un gioco di squadra. Nessuno può vincere una partita da solo
2) Impara le regole del calcio, soltanto conoscendole perfettamente potrai esprimere al meglio il tuo talento
3) Sii leale con l’avversario. Non entrare mai in campo con l’intenzione di far male a qualcuno… Divertiti. Il calcio è allegria
4) Abbi il massimo rispetto nei confronti dell’arbitro e dei guardalinee: ricorda che anche loro possono sbagliare in quanto non è facile amministrare una partita
5) Alimentati in modo equilibrato. Nutrirsi bene non significa mangiare troppo, ma mangiare con criterio scegliendo cibi ad alto valore nutritivo
6) Ricorda sempre che prima di essere un calciatore devi essere un atleta, la condizione fisica nel calcio è fondamentale
7) Il grande capitale di un calciatore è il suo corpo. Abbine cura, concediti il riposo necessario per recuperare le energie spese quotidianamente
8) Di ogni infortunio dovrai parlarne sia al massaggiatore che al medico della società oltre che al tuo allenatore. Non nascondere nulla per piccolo che ti possa sembrare l’inconveniente 9) Dopo l’allenamento e la partita fai una doccia ristoratrice e asciugati bene…Tratta i tuoi piedi esattamente come fa un pianista di professione con le sue mani
10) Ricordati che il calcio è semplicità

Massimiliano Castellani
fonte http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/il-decalogo-di-Ago-il-semplice.aspx
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La buona musica di casa alla Garbatella...L'altra metà del Jazz

Ingresso gratuito - Via Francesco Pullino, 26 - Roma, Garbatella 27-29 settembre 2012

Quest’anno l’ottava edizione del Garbatella Jazz Festival parlerà al femminile. Pino Sallusti per la terza volta direttore artistico del progetto l’ha disegnato così, protagoniste delle tre serate saranno tre donne, Nina Pedersen, Alice Claire Ranieri, Carmen Falato, coadiuvate da grandi professionisti del jazz animeranno l’ormai famosa rassegna musicale. L’associazione Cara Garbatella ideatrice del festival ha accettato con entusiasmo tale proposta. Quest’anno otre allo storico contributo dell’associazione AltreVie, a collaborare per tale iniziativa ci sarà una delle realtà sportive – culturali più radicate nel nostro territorio, la Polisportiva Giovanni Castello. Le tre realtà culturali lavorando come volontarie, sono tra le uniche realtà cittadine se non addirittura nazionali a fornire jazz gratis con musicisti di alto livello.

Per info: caragarbatella.it

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